Bambini e adolescenti 4

Tutto era iniziato quasi un anno fa’. Mi ricordo bene, come se fosse stato ieri. Da poco avevo smesso di frequentare Enrico, un ragazzo che me ne ha fatte vedere di tutti colori, di quei ragazzi indecisi cronici, abbastanza “incasinato”, troppo stupido per meritarmi davvero.

 

Nel mese successivo iniziai a nutrire pensieri strani, troppo lontani dal mio essere, dalla persona solare e dolce che sono. Pensieri che però giorno dopo giorno mi hanno iniziata a spaventare sempre di più, non riuscivo mai a stare tranquilla e ad essere felice. C’era sempre qualcosa che mi turbava e mi succhiava via il sorriso dalle labbra. Anche all’università, i miei compagni più stretti, riuscivano  a percepire il mio stato d’animo  e alla  classica domanda “ Ma che hai? Che succede? Tutto bene?” non è così semplice dare una risposta precisa e concreta. E’ così difficile raccontarsi agli altri, specialmente quando dobbiamo raccontare quelli che sono i nostri mostri interiori.

Ammetto che ci provai, infatti,un giorno come tanti , parlai con Claudia, una mia cara amica di università. Le raccontai le mie angosce, i miei pensieri “feroci” (mi immaginavo io arruolata nell’esercito dell’Isis, la mia sessualità cambiata, io suora, io sterile, io che rimarrò sempre sola , senza un vero uomo al mio fianco per tutta la vita etc) le ossessioni che non mi mollavano mai, che mi divoravano dentro ma lei si spaventò e mi lasciò “lì”. Le notti erano così lunghe e insonni, piangevo sempre e non sapevo nemmeno io il vero motivo. Mi sentivo sola, ma sola davvero! Tanto da andare a dormire nel lettone insieme alla mia mamma tutte le notti. Più mi guardavo dentro e meno mi ritrovavo, così, un giorno decisi che non poteva continuare così, dovevo fare qualcosa per me stessa,  dovevo AFFRONTARE la mia persona. Una sera uscii a fare una camminata con un mio amico che stava vivendo la stessa situazione, ma io non sapevo nulla. Presto, decisi su due piedi, senza pensarci troppo, di rivolgermi  ad uno psicologo, ero fiduciosa che “lui” o “lei” mi avrebbe potuto aiutare.

All’inizio è stato difficile anche convincere mio padre in tutto questo ma devo ammettere che, grazie a Dio, ho  al mio fianco due genitori meravigliosi nel vero senso della parola. Due genitori presenti, sinceri e comprensivi, che hanno sempre appoggiato le mie scelte anche se magari non le condividevano a pieno. Presto incontrai Caterina. Il primo giorno di terapia fu alquanto imbarazzante per me, ti senti come un pesciolino fuor d’acqua, oppure come al primo giorno di scuola, ve lo ricordate? Sai bene cosa devi fare..seguire quello che dice la maestra e fare il tuo dovere ma non è comunque semplice, un po’ lo è quando vai dallo psicologo. Ma dai, tutti sanno cosa fanno gli psicologi.. “ tu devi solo parlare!” ti dicono tutti, sì, è vero,  ma poi ci sono chiacchierate e chiacchierate e di certo non si mangiano insieme i pasticcini delle 17:30! Quelle sono chiacchierate più profonde e introspettive che inizialmente ti mettono con le spalle contro il muro ma ti purificano dentro. Caterina mi accolse come un cucciolo abbandonato e tutto infreddolito.

Quella sera, dopo la prima seduta in realtà non ci volevo già più andare, ma poi tenni duro, non potevo mollare! Passo dopo passo, stringendo forte la sua  mano abbiamo affrontato insieme ogni ostacolo, ogni paura, angoscia. Quello che più mi ha aiutata di lei è stato il suo astenersi totalmente ogni tipo di giudizio, lei era lì, io sapevo che c’era, che potevi fidarmi della sua persona, perché in fondo si tratta di questo molte volte, Noi tutti sentiamo il bisogno di fidarci di qualcuno perché dentro di noi tremiamo come le foglie esposte ad una bufera. Non sono percorsi facili quelli che si scelgono di svolgere insieme ad un specialista, ma si possono fare e possono portarci a tanto se solo lo si vuole davvero.

Ci vuole impegno, costanza e anche tanta forza interiore. Oggi, a distanza ormai di mesi, mi vedo diversa, mi sento migliore, più forte ..ed era ciò che volevo. Il mio percorso terapeutico non è ancora terminato, ma sono già a buon punto,certo, ancora su alcuni aspetti devo ancora lavorare sodo ma so che posso farlo, quindi quello che mi sento di dire è che non esitate mai nel chiedere aiuto, fatelo per voi stessi perché anche questo significa volersi bene.  Se non ci riusciamo ancora a volercelo a livello fisico proviamo almeno a volercene a livello dell’anima. E non crediate a loro che urlano di avercela fatta da soli senza il bisogno e l’aiuto di nessuno, sono davvero pochi quelli che davvero ci riescono, ma se non sei fra questi non auto colpevolizzarti. La forza non si misura in base a queste cose. Paradossalmente è più forte colui che riconosce di aver bisogno di aiuto rispetto a colui che, invece, preferisce continuare a mentire a se stesso e a stare male. Nessuna prigione è per sempre, il dolore stesso non durerà tutta la vita, la felicità non è solo un’utopia, la felicità  esiste davvero e saprà  arrivare per ognuno di noi. Essa è un po’ come la primavera accompagnata dalle rondini. Non ci può essere nessuna primavera se prima non si è attraversato un inverno rigido e freddoloso.

Beatrice

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Dott.ssa Caterina Fucili
Psicologo e Psicoterapeuta
Iscriz. n°1021 Albo Psicologi Marche
mail: info@caterinafucili.it