Individuo 2

"Nel periodo del liceo uno dei miei scrittori preferiti era Milan Kundera. Fra tante sue frasi, questa in particolare la ricordo perché’ mi aveva colpito per la sua verità: L’essenza dell’uomo ha la forma di una domanda.

Mi sono sempre fatta molte domande, su di me e sulla mia vita, concentrando a lungo la mia attenzione e la mia energia sui tanti punti interrogativi, ma lasciando, forse, molto meno spazio per le risposte. Adesso so che è stato perché’, in fondo, per un lungo periodo, le risposte possibili mi facevano più paura delle domande stesse. Se una domanda può essere scomoda e dolorosa, una risposta vera può esserlo cento volte di più. Poi però ho realizzato che c’è una differenza sostanziale tra le due cose… una domanda non risolta avrà sempre la dimensione di una gabbia, mentre anche la più dolorosa delle risposte porta comunque con se’ ali e spazi infiniti su cui poter cominciare o ricominciare prove di volo davvero, finalmente, libero.

Valeva la pena dunque, almeno provare a mettersi sulla strada di una risposta. E’ stato così che deciso di iniziare la psicoterapia. Per tanto tempo ho convissuto con un dolore di cui non riuscivo a distinguere i contorni e le forme, era qualcosa di sordo e vago, come sommerso in fondo a me e di cui mi arrivavano solo degli echi lontani, ma pungenti come spilli, sotto forma di sintomi fisici: respiravo male, dormivo male, mangiavo male. Non riuscivo a capire cosa fosse a farmi sentire così, perché’ avvertissi questo senso di disagio e pesantezza nel vivere, perché’ tante insicurezze, perché’ tanto senso di inadeguatezza, perché’ quei sintomi.

Domande, domande, domande. Mi sembrava che la parte di me che avrebbe potuto darmi aiuto nel rispondermi fosse rimasta al buio, non riuscivo a vederla, e mi chiedevo chissà quale luce avrei dovuto accendere per conoscerla. Ero sofferente, spaventata, diffidente, ma l'urgenza di capire e la speranza di stare meglio sono state più forti di qualsiasi iniziale reticenza. Il lavoro per dipanare la matassa del mio dolore non è stato facile, d'altronde era lì che viveva in fondo a me da tanto, tanto tempo, e smontarlo pezzetto a pezzetto per guardarlo, osservarlo e poi mandarlo via è stato un percorso lungo e arduo.

E' stato un viaggio dentro me stessa, prima del quale non sapevo cosa volevo, cosa provavo, non riuscivo a "sentirmi". Ogni emozione era congelata, non mi arrivava, o per meglio dire, io non riuscivo a capirla, a decodificarla, o anche semplicemente, a starci dentro e viverla. Questa sorta di anestesia era interrotta solamente da lui, l'unico che riusciva a registrare il passaggio delle emozioni: il mio corpo, che delle mie emozioni si faceva carico da sempre, e di esse cercava di informarmi, ecco il perché', adesso lo so, di quei sintomi di sofferenza fisica. La terapia è stata un affascinante corso di alfabetizzazione emotiva, alla scoperta di quel delicato e meraviglioso mondo di emozioni e sensazioni che avevano vissuto in me componendo l’impronta del mio esistere, la trama della mia vita e della mia storia.

Per la prima volta ho sentito che non avevo più paura a guardarmi dentro fino in fondo, e anzi, di avere tutto ciò che mi serviva per accendere quella luce su quella parte che era rimasta al buio, per i motivi, che poi, col tempo sono diventati sempre più chiari. Quello che ho visto, poi, con tutte le luci accese, è stata l’immagine più sorprendente che potessi sperare: me stessa, tutta intera, con le mie emozioni, i miei bisogni, le mie paure, i miei sogni, le mie fragilità, i miei motivi di felicità più intimi e profondi. Mi sono vista piangere di rabbia, ma anche di tenerezza e di gioia, pura gioia.

Ho provato l’emozione esaltante di ricomporre uno ad uno i tasselli di un mosaico che negli anni si era scomposto e che ora finalmente vedo nella sua interezza, con i suoi lati più difficili e appuntiti e con quelli più dolci e smussati.

Ho fatto spazio dentro me per accogliere il passaggio delle emozioni senza le quali ora so che la Vita non potrebbe più chiamarsi tale. Ho provato finalmente la pace di aver accolto la mia risposta, una risposta a cui ho dato la mia voce e che porta il mio nome, una risposta che è il regalo più bello che potessi fare a me stessa.

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Dott.ssa Caterina Fucili
Psicologo e Psicoterapeuta
Iscriz. n°1021 Albo Psicologi Marche
mail: info@caterinafucili.it